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Vinitaly 2023 report. Il Pecorino, la forza nel tempo

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Una degustazione promossa dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo durante la seconda giornata di Vinitaly, è stata l’occasione per fare il punto su un vitigno in forta crescita ormai da un paio di decenni, sia dal punto degli ettari vitati, sia commercialmente. Parliamo, ancora una volta, del pecorino, vitigno centro-italico coltivato nel Piceno, nella parte meridionale delle Marche, e in tutto il territorio della regione Abruzzo.

“La forza nel tempo” è il titolo dell’incontro guidato da Adua Villa in cui abbiamo avuto modo di indagare come questo bianco reagisca al tempo che passa. Senza creare troppa suspence, la risposta è: piuttosto bene, ma chi frequenta la produzione di pecorino forse lo sa già. Ora la cosa andrebbe fatta capire meglio anche ai produttori: per valorizzare al meglio quest’uva, da tempo suggeriamo a vignaioli e aziende vinicole che far uscire sul mercato un pecorino a marzo, aprile, maggio dopo la vendemmia ha davvero poco senso. Nella nostra esperienza di assaggi, già dopo l’estate i profili aromatici, l’acidità e la struttura diventano più coesi; a un anno dalla vendemmia il vino si completa, si definisce e da lì in poi inizia la sua fase di invecchiamento. Che, come abbiamo visto durante questa degustazione, può durare decenni. Di seguito, troverete rapide note di degustazione dei vini assaggiati, una bella ricognizione che ha toccato tutte le province abruzzesi e alcune delle aziende che hanno fatto la storia di questo vitigno all’interno della regione.

Vinitaly 2023 pecorino la forza del tempo

Pecorino. La grande degustazione

Una precisazione è doverosa: in alcune etichette abbiamo percepito una certa variabilità da bottiglia a bottiglia; ovviamente le note sono relative al solo vino che ci è stato versato nel calice.

Abruzzo Pecorino ’16 – I Fauri

La nostra ricognizione parte da Ari, in provincia di Chieti, dove troviamo l’azienda fondata da Domenico Di Camillo nel ’79 e oggi guidata dai figli Valentina e Luigi. Il Pecorino che abbiamo assaggiato aveva una leggera ossidazione che lo faceva virare verso toni di nocciolo di pesca sostenuti però da una vena speziata e di arancia amara. Meglio in bocca dove l’ossidazione non ha compromesso il sorso che, grazie a una buona acidità, ci è sembrato ancora vitale.

Nubile ’15 – Strappelli

Ci spostiamo sulle Colline Teramane, a Torano Nuovo dove troviamo l’azienda della famiglia Strappelli. Il Nubile è stato prodotto solo in due annate, la 2007 e questa 2015 che abbiamo assaggiato. Lo zafferano apre la scena di un bouquet che ricorda frutti gialli disidratati striati da refoli di idrocarburi. Un tocco mentolato anticipa una bocca ricca dove il calore alcolico è il protagonista.

Vinitaly 2023 pecorino castello di semivicoli

Abruzzo Pecorino Castello di Semivicoli ’14 – Masciarelli

L’azienda guidata attualmente da Marina Cvetic e Miriam Masciarelli si estende sulle quattro province abruzzesi. I vigneti che danno vita a questo Pecorino provengono dal comune di Casacanditella, in provincia di Chieti. Solo acciaio per un vino che ancora oggi brilla nel colore giallo con riflessi verdi. Grande vitalità anche nel profilo olfattivo che parla di limoni e lime, sfumature minerali e iodate. Grande precisione in bocca, affondo sapido, profondità: il tempo è stato un prezioso alleato.

vinitaly 2023 pecorino torre dei beati

Abruzzo Pecorino Bianchi Grilli per la Testa ’13 – Torre dei Beati

Loreto Aprutino è una delle capitali del vino abruzzesi. È qui che Fausto Albanesi e Adriana Galasso hanno dato vita alla loro azienda, da sempre biologica. Anche qui abbiamo potuto apprezzare la magia di un vino a cui il tempo ha donato fascino, aggiungendo complessità e non sottraendo nulla. Zenzero, spezie orientali, erbe aromatiche secche, lieve sottofondo ancora fruttato: sono le suggestioni olfattive che poi si riverberano in una bocca altrettanto sfaccettata e cangiante dove è l’acidità a condurre un sorso agrumato, elegante e dinamico.

Vinitaly 2023 pecorino emidio pepe

Pecorino ’12 – Emidio Pepe

Torniamo a Torano Nuovo da uno dei senatori del vino abruzzese. Emidio Pepe è sempre presente nell’azienda che oggi è condotta dalle figlie Sofia e Daniela, con il prezioso supporto della nipote Chiara. Non nascondiamo che a volte, quando assaggiamo questo vino da giovane, facciamo un po’ difficoltà a sintonizzarci sulla sua lunghezza d’onda (non è il caso della 2020 recensita in Vini d’Italia 2023, che abbiamo trovato squisita). Con questo 2012 invece siamo andati subito d’amore e d’accordo. Alcune rusticità sono rientrate e il naso si materializza in un profilo che ricorda l’odore dei campi di grano estivi e l’arancia amara candita. Una pungenza come di senape ravviva queste sensazioni; il palato poi è tattile, il sorso si allarga pur non mancando di profondità. Una ricchezza che ha bisogno della tavola.

Abruzzo Pecorino ’11 – Contesa

Rocco Pasetti è tra i pionieri del Pecorino abruzzese. I suoi primi impianti risalgono al 1998, con le marze che provengono da una selezione massale effettuata sui vigneti di Luigi Cataldi Madonna. Un’annata piuttosto calda porta nel calice un vino che si presenta con toni di nocciola e pera matura. Uno sbuffo agrumato, che poi si ritrova nel finale, è un’ancora di vitalità, ma siamo in una fase crepuscolare.

Vinitaly 2023 pecorino cataldi madonna

Pecorino ’10 – Cataldi Madonna

La storia del Pecorino in Abruzzo è legata strettamente all’azienda di Luigi Cataldi Madonna, oggi portata avanti con con piglio deciso dalla figlia Giulia. È a Ofena che il vitigno è stato impiantato per la prima volta ed è sulle sue etichette che per la prima volta ne compare il nome. Quando in Vini d’Italia 2013 abbiamo premiato con i Tre Bicchieri questo Pecorino ’10 ci abbiamo davvero visto lungo. Scrivevamo: “al naso profumi intensi di arancia amara ed erbe officinali di montagna, all’assaggio ancora giovanissimo ma già piacevole, dritto ed esuberante”. Beh…a ormai 13 anni dalla vendemmia questo bianco non ha perso nulla della sua esuberanza. Ovviamente il profilo aromatico si è fatto più complesso e alle sensazioni di prato montano ha aggiunto quelle sfumature di idrocarburi che il Pecorino regala quando invecchia bene. Sferzante e dinamico in bocca, è segno concreto che questo vitigno può dare grandi risultati nel tempo.

Pecorino ’08 – Pasetti

Con il Pecorino dell’azienda della famiglia Pasetti ci affacciamo nel primo decennio degli anni 2000. Abbiamo a che fare con un bianco molto maturo, ricco, caldo, dove accenni di frutta secca si amalgamano all’albicocca matura, a un tocco di miele e a un intrigante quanto affascinante sfumatura speziata di curry giallo. Morbido al palato, il sorso è appagante, certo non molto dinamico, ma comunque ancora vitale.

Yare Pecorino ’00 – Il Feuduccio

Le Colline Teatine di Orsogna si collocano praticamente a metà strada tra la costa adriatica e i primi contrafforti della Majella. È in questa zona che troviamo l’azienda della famiglia Lamaletto, tra le prime a credere nel pecorino. In quegli anni probabilmente si cercava di domare l’acidità del vitigno con il legno: lo Yare, che non è pecorino in purezza ma ha nella sua ricetta un 15% di altre uve bianche autoctone, infatti ha fermentato in barrique e tonneau. Complice un annata caldissima, nel vino che è arrivato nel calice i toni ossidativi hanno preso il sopravvento, soprattutto per quanto riguarda gli aromi. Ci ha stupito però la materia che abbiamo sentito al palato: pasticceria, caramella d’orzo, una morbidezza voluttuosa che caratterizza un vino ancora non del tutto stanco.

a cura di William Pregentelli

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