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Tutte le conseguenze della guerra Russia Ucraina per l’agroalimentare

Con la dichiarazione di Putin e i primi bombardamenti russi, è ufficialmente iniziata la guerra in Ucraina. Si attendono conseguenze devastanti per tutti, soprattutto perché il conflitto arriva dopo due anni di una pandemia globale, che ha già messo alla prova la resistenza e le economie di tutti i Paesi.

Guerra Russia Ucraina: possibili nuovi dazi?

Molto preoccupato il mondo agricolo. I timori, come sottolinea Confagricoltura, sono rivolti, oltre che al rischio di una deriva militare, anche alle conseguenze che potrebbe avere uno scenario caratterizzato da sanzioni commerciali emesse da Bruxelles e le prevedibili ritorsioni da parte di Mosca. A tal proposito, infatti, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha già annunciato che si sta lavorando a un ulteriore pacchetto di sanzioni da adottare rapidamente. Una sceneggiatura in parte già vista, come ricorda Confagricoltura: “L’Italia, insieme agli altri Paesi comunitari, sta fronteggiando tutt’oggi la messa al bando dei prodotti ortofrutticoli e di carne suina decisa nel 2014 dalla Federazione russa proprio come reazione ai provvedimenti, che l’Ue prese dopo l’annessione della Crimea. La nuova crisi diplomatica potrebbe far allungare l’elenco dei settori di punta del Made in Italy colpiti come quello vitivinicolo, secondo in Ue per export verso la Russia, e il comparto della pasta a uso alimentare”.

Il conto pagato fino ad ora

Rincara la dose di preoccupazioni Coldiretti: “Le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Russia hanno già perso 1,5 miliardi negli ultimi 7 anni e mezzo a causa dell’embargo deciso da Putin con il decreto n. 778 del 7 agosto 2014, e da allora sempre prorogato”. Non solo. “Al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge la beffa della diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy, realizzati in Russia come parmesan, mozzarella, robiola”.

In aumento prezzo di gas e fertilizzanti

Infine, spaventano anche i risvolti che il conflitto potrebbe avere sul costo del gas e, quindi, sulle bollette energetiche delle aziende (già rincarate in questi primi mesi del 2022). “Si è aperta una fase nuova piena di rischi che impone a tutti i rappresentanti dei settori produttivi e dei lavoratori di assicurare il massimo contributo alla coesione sociale” spiega il presidente di Confagricoltura Massimiliano GiansantiDobbiamo prepararci ad affrontare una situazione di profonda instabilità. La risposta di Mosca alle sanzioni della Ue può spingere ancora verso l’alto i prezzi del gas e del petrolio, come già stiamo registrando in queste ore. L’aumento del costo dell’energia, inoltre, impatta su tutti i mezzi di produzione e sui trasporti”.

Senza contare l’aumento dei prezzi di importazione dei fertilizzanti (già raddoppiati nell’arco dell’ultimo anno), di cui la Federazione Russa è tra i principali produttori a livello globale. “Rischiamo” conclude Giansanti “di non avere a disposizione le quantità necessarie di fertilizzanti per i prossimi raccolti”.

Guerra Russia Ucraina: a rischio la fornitura di grano

Se si guarda al commercio con l’Ucraina, tra i settori principalmente a rischio c’è quello dei cereali, di cui la Federazione Russa è il primo esportatore a livello globale e l’Ucraina è il terzo. Le conseguenze sono già visibili, come evidenzia Coldiretti: sotto la spinta dell’attacco della Russia all’Ucraina e il blocco del porto di Odessa, i prezzi del grano sono balzati del 5,7% in un solo giorno raggiungendo il valore massimo da 9 anni a 9.34 dollari a bushel, sugli stessi livelli raggiunti negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa. Una emergenza mondiale che riguarda direttamente l’Italia che è un Paese deficitario e importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame.

Dal punto di vista vitivinicolo, l’export italiano verso l’Ucraina vale attualmente quasi 50 milioni di euro (erano 38,4 milioni nel 2020). Quello russo nel periodo gennaio-novembre ha superato i 135 milioni di euro contro i 113 del 2020, crescendo anche a volume. Ma l’incremento fin qui ottenuto rischia adesso di essere bruscamente interrotto.

a cura di Loredana Sottile

 

Questo articolo, è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 24 febbraio 2022

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