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The Best in Lazio Experience – Il tour del gusto per scoprire il Lazio a tavola


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THE BEST IN ROME & LAZIO

Il prosciutto cotto e lo zafferano di Cori, il guanciale di Bassiano, il maialino nero dei Monti Lepini, il pecorino, l’olio della Sabina; e poi ancora l’amatriciana, la coda, i saltimbocca: tutti questi ingredienti e piatti (e molti altri ancora) saranno i protagonisti del nuovo tour di cene The Best in Lazio experience realizzato da Gambero Rosso in partnership con la Regione Lazio e con la collaborazione dell’azienda vinicola Casale del Giglio.

A partire dal 12 ottobre, un appuntamento a settimana fino a novembre: a ospitare le cene-degustazione saranno alcuni dei migliori ristoranti in giro per le province laziali, selezionati tra quelli premiati dalla Guida Roma di Gambero Rosso. La valorizzazione dei territori e dei prodotti agroalimentari del Lazio: è questo l’obiettivo che Gambero Rosso e Regione Lazio vogliono raggiungere con le cene degustazione in programma. Per farlo, ci siamo rivolti ad alcuni dei migliori interpreti delle cucine della regione e a un’azienda vinicola che nel tempo è riuscita a valorizzare diversi territori.

The Best in Lazio Experience. Il calendario delle cene

Si parte il 12 ottobre a Cori (LT), presso il De Novo e d’Antico , con un menu che coniuga i prodotti locali con accorta creatività; sarà poi la volta della Trattoria Sellari, a Frosinone, dove a ospitarvi sarà la famiglia Sellari, da tre generazioni alla guida di un locale che propone una cucina schietta e sincera. Il 3 novembre ci si sposta a Viterbo, presso l’Osteria del Vecchio Orologio: a due passi dalla suggestiva Piazza delle Erbe, Paolo Bianchini proporrà un menu che fa dei prodotti della Tuscia viterbese il suo pilastro. Seguirà il Ristorante degli Angeli a Magliano Sabina (RI), solido punto di riferimento enogastronomico della zona, teatro della penultima tappa del tour che si concluderà il 16 novembre di nuovo a Latina, in località Le Ferriere, al ristorante Satricvm del versatile ed eclettico Max Cotilli.

Casale Del Giglio

La famiglia Santarelli ha un legame col vino che parte da molto lontano. Originari di Amatrice, nei primi anni del ‘900 decidono di trasferirsi a Roma, dove continuano a svolgere l’attività di commercianti di vino, già iniziata nella piccola cittadina a quei tempi in provincia de L’Aquila. Emidio, Isidoro e Antonio, figli di Berardino, fondatore della ditta, in poco tempo ingranano nel mercato vinicolo della capitale e in qualche decennio a Roma, arrivano a possedere una dozzina di “Vini e Oli”, sparsi qua e là nel tessuto urbano.

Si ha una svolta nel 1955, quando Dino, figlio di Emidio, inizia a dedicarsi non solo alla vendita ma anche all’imbottigliamento dei vini laziali per i quali crea uno sbocco sui mercati esteri, soprattutto il Canada. Il progetto Casale del Giglio parte qualche anno dopo, nel 1967, quando Dino decide di acquistare una tenuta nell’Agro Pontino, a Le Ferriere, non distante dall’antica città latina di Satricum.

Per Antonio Santarelli, figlio di Dino e attuale proprietario dell’azienda, Casale del Giglio era la tenuta di famiglia dove da bambino trascorreva i fine settimana. Ma crescendo avverte come quei terreni bonificati siano un’area vergine su cui poter tentare qualcosa di nuovo. L’assenza di passato enologico diviene così lo stimolo determinante verso il massimo grado di libertà innovativa. Chiama accanto a sé ampelografi e ricercatori universitari e nel 1985, con il padre Dino, dà vita a un progetto che pone a dimora sui suoi terreni quasi 60 diversi vitigni sperimentali. Avventura che ripaga però l’audacia con importanti risultati: oggi l’azienda è tra le più importanti realtà vinicole della regione (e d’Italia), forte di un vigneto di oltre 160 ettari che si estende in diverse zone del Lazio: il nucleo centrale rimane quello de Le Ferriere, ma poi si spazia dagli appezzamenti recuperati ad Anzio, dove va in scena il bellone, a quelli dell’Isola di Ponza dove protagonista è la biancolella, passando per Olevano Romano e il suo Cesanese, per tornare alle origini appenniniche della famiglia, con un vigneto di pecorino impiantato ad Accumoli, non distante da Amatrice.

The Best in Lazio Experience. I vini

Satrico

Il nome del vino riprende quello dell’antica “Satricum”, l’antico villaggio risalente al IX secolo le cui tracce sono state rinvenute a Le Ferriere, non distante dalla sede dell’azienda. Blend paritario di chardonnay e sauvignon, con un saldo del 20% di trebbiano giallo, stupisce per la fragranza degli aromi che richiamano i fiori bianchi, la salvia, la scorza di agrumi gialli. Al palato ritornano le stesse sensazioni su un sorso accogliente e fresco.

Anthium

Come il nome lascia intuire, questo vino proviene da un appezzamento che Casale del Giglio ha acquisito nei pressi di Anzio. Il vitigno che dà vita all’Anthium è il bellone, uva antichissima (già citata da Plinio) storicamente presente nell’aria che va dai Castelli Romani ai Monti Lepini, e da qui fino al mare. Dopo una breve macerazione sulle bucce e la fermentazione condotta con lieviti indigeni, nel calice abbiamo un vino di straordinaria ricchezza olfattiva, sapidità e persistenza, caratteristiche che donano sia piacevolezza nella beva che prospettive di lunga evoluzione.

Matidia

È evidente, nella scelta dei nomi dei vini, che Casale del Giglio voglia rinsaldare il legame con la storia di Roma e del Lazio. La Matidia che compare sull’etichetta era una nobildonna romana, nipote di Traiano, divinizzata da Adriano nel 119 d.C. Addirittura le fu dedicato un tempio, che probabilmente doveva corrispondere all’attuale chiesa di Santa Maria in Aquiro in Piazza Capranica, luogo caro alla famiglia Santarelli che iniziò da lì la sua storia nel mondo del vino. Cesanese in purezza, proveniente da un vecchio vigneto di Olevano Romano, affinato parte in acciaio e parte in tonneaux, profuma di ciliegie selvatiche e spezie dolci, mentre al palato il tannino e l’acidità ravvivano un sorso di buona profondità.

Mater Matuta

Altro vino, altro richiamo all’antichità. Mater Matuta è il nome di una divinità italica legata alla luce del mattino, il cui culto era diffuso in un’ampia zona dell’Italia Centrale. Assemblaggio di syrah e petit verdot, il risultato è un rosso che ha il carattere, la complessità e la speziatura delle prime uve, e la freschezza e la struttura delle seconde. A tutto ciò si uniscono sensazioni tostate date dai legni di maturazione, poi suggestioni floreali di viola e fruttate di ciliegia nera. Il tannino, fitto ma arrotondato, ne caratterizza il palato; il sorso è avvolgente e morbido ma fresco nel finale.

Aphrodisium

Anche qui il riferimento alla mitologia antica è parecchio evidente. Aphrodisium era il nome di un villaggio delle antiche comunità laziali individuato nell’Agro Pontino, nel quale sorgeva un tempio dedicato ad Afrodite Marina. Petit manseng, viognier, fiano e greco si uniscono per creare una Vendemmia Tardiva dorata nel colore, affascinante nelle sensazioni di fiori d’arancio, albicocca, miele millefiori, cedro candito. La bocca riesce a coniugare in maniera armonica dolcezza e freschezza, anche grazie a un prezioso apporto minerale.

> Scopri i menu e gli abbinamenti del tour The Best in Lazio Experience

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