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Ruinart Sommelier Challenge per la prima volta a Roma. Il vincitore

Appuntamento alle 9.30 al St. Regis di Roma: foto di rito e poi si va dentro alla sala del verdetto per la degustazione alla cieca di 4 vini in 40 minuti alla presenza di 4 giudici. È iniziata così la mattinata capitolina del 17 ottobre per 26 esperti di vino che si sono cimentati nel Ruinart Sommelier Challenge, l’ormai ben rodata gara che la più antica maison di Champagne organizza ogni anno, da cinque edizioni, in Italia (e in altre città nel mondo). Dopo Verona, Parma e Milano (dove si son svolte due edizioni), per la prima volta la gara ha fatto tappa a Roma, dove ad aggiudicarsi l’ambitissimo premio è stato il sommelier Lorenzo Campoli del Ristorante Roland all’interno di Palazzo Brancaccio di Roma.

Il vincitore della competizione

Classe 1993, nella ristorazione dal 2012 fino al 2020 (anno in cui consegue il diploma di Sommelier Ais), Lorenzo Campoli è da sette mesi Restaurant Manager e Sommelier del ristorante  Roland, nuovo progetto a Palazzo Brancaccio di Andrea Azzarone.

Trasudano emozione le sue prime parole all’annuncio della vittoria: “Un susseguirsi di emozioni e stimoli, l’arrivo delle Due forchette Gambero Rosso a pochi mesi dall’apertura e la possibilità di partecipare a una competizione con i migliori Sommelier. Un’emozione così grande che culmina in un grande pianto alla chiamata di Frédéric Panaïotis… che dire?! Una favola da cui non vorrei mai uscire”.

 

 

In palio un viaggio formativo in Champagne

Ma non è finita, come ricorda la senior brand manager Ruinart Silvia Rossetto: “La nostra ambizione è soprattutto fare education. Motivo per cui, il vincitore della competizione avrà l’opportunità, nella prossima primavera, di passare quattro giorni in Champagne nel quartier generale di Ruinart e a Parigi per un viaggio formativo, insieme agli altri vincitori delle sfide organizzate nelle altre città internazionali”. Ogni anno sono circa 13 le altre tappe – da Londra a Singapore, da Parigi ad Hong Kong – dove viene proposta la gara. Ai concorrenti si chiede il titolo Ais o il diploma Wset e una buona conoscenza dell’inglese. Già a partire dalle schede di degustazione, due delle quali devono essere scritte in lingua.

 

Nella giuria italiana di quest’anno, c’era anche il vice curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso Lorenzo Ruggeri (primo a sx nella foto qui sopra), insieme allo chef de caves di Ruinart Frédéric Panaiotis, al founder di WineryLovers Simone Roveda e al vincitore dello scorso anno Alberto Piras (sommelier del ristorante Il Luogo di Aimo e Nadia di Milano).

La masterclass Uncorked

Alla competizione è seguita la masterclass Uncorked, dedicata ai sommelier professionisti, con il Dom Ruinart tasting (il pomeriggio la masterclass si è ripetuta per gli appassionati). A confronto le annate 2009 e 2010, con una differenza sostanziale: la 2010 è la prima Dom Ruinart che ha trascorso 10 anni di maturazione con un tappo di sughero al posto del classico tappo a corona utilizzato per le seconde fermentazioni in bottiglia del metodo champenoise. Una scelta dello chef de cave Panaïotis, dopo studi decennali approfonditi sull’influenza del tappo scelto per la maturazione sui lieviti, anche in collaborazione col Civc-Comité interprofessionnel du vin de Champagne. Di fatto un ritorno al passato che consente una certa stabilità sul lungo periodo e restituisce un vino più teso e complesso.

Altra novità della Dom Ruinart 2010 è il packaging che, seguendo le orme di second skin case, la confezione ecosostenibile presentata dalla Maison nel 2020 per Blanc de Blancs e Rosé (protagonisti del pranzo che si è svolto sempre al St. Regis a conclusione della masterclass) si presenta con una chalk wrap, vale a dire una confezione di gesso che richiama il blocco di gesso bianco delle cave della Maison a Reims. La nuova confezione è costituita al 100% da carta riciclabile, è 11 volte più leggera e consente una riduzione del 62% di carbonio rispetto al precedente coffret. Si rinnova così il progetto sostenibile della Maison che da sempre fa della ricerca uno dei suoi capisaldi.

a cura di Loredana Sottile
foto di Stefano Delia

L’articolo completo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 3 novembre
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