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Parco Nazionale del Vesuvio

Per estensione, quella che abbraccia le pendici del Vesuvio è una delle oasi naturalistiche più piccole del nostro paese. «In compenso, ospita un vulcano che ha sempre esercitato grande fascino sui visitatori. Dopo ogni eruzione, infatti la morfologia del paesaggio cambia radicalmente, in un susseguirsi di colate di lava e rinascite vegetative. Io la chiamo “distruzione creatrice”», spiega il Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio Agostino Casillo. «Va detto, poi, che oltre a determinare la ricchezza del nostro patrimonio geologico il magma ha anche favorito la fertilità del suolo. Così, le aziende agricole locali – seppur esposte ad alte percentuali di rischio – continuano a trarre grande vantaggio dalla qualità delle coltivazioni situate nelle vicinanze del cratere. Ecco perché la nostra è una riserva fortemente antropizzata, o meglio, un polmone verde con una popolazione complessiva di 350 000 persone solo nella fascia che cinge il Gran Cono del Vesuvio, con tutte le difficoltà che la massiccia presenza umana comporta sul piano della conservazione ambientale».

D’altra parte, la natura domina incontrastata nelle zone lontane dai centri abitati, «come i boschi del Monte Somma (l’antica caldera del vulcano), la Valle dell’Inferno e il paesaggio “lunare” sulla sommità del cratere. Tre scenari diversi a poche ore di macchina l’uno dall’altro». Ma quali sono, le specie più rappresentative dell’area protetta? «A differenza di altri parchi, non abbiamo grandi mammiferi. I dintorni del Vesuvio, però, rappresentano un hotspot importante per gli uccelli migratori; da qui la presenza di un’avifauna molto sviluppata, in cui rientrano sia esemplari “di passaggio” quali il falco di palude, il grillaio, la ghianda marina e il gruccione, che stanziali, come il codirossone, ampiamente diffuso negli ecosistemi d’alta quota. Fra gli animali di piccole dimensioni, invece, troviamo il topo quercino, riconoscibile a colpo d’occhio dalla tipica maschera nera sul muso, e 8 specie diverse di chirotteri (pipistrelli), che fanno un po’ da indicatore della qualità dell’habitat».

Completano il quadro oltre 700 specie vegetali, a iniziare dai celebri Pomodorini del Piennolo, che «vantano caratteristiche organolettiche particolari, come la bassa percentuale di acqua e, quindi, una conservabilità prolungata senza alterazioni di sapore». Passando ai luoghi di maggior interesse turistico, «è doveroso citare il sentiero n°5, che conduce all’orlo craterico (visitato ogni anno da centinaia di migliaia di persone), e i numerosi luoghi della cultura della riserva vesuviana. Oltre a Pompei ed Ercolano, ne sono un esempio le Masserie Vesuviane, l’Antiquarium di Boscoreale e il Museo della Civiltà Contadina a Somma Vesuviana. Il resto è tutto da scoprire».

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