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Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Di record, finora, il Cilento ne ha collezionati parecchi: basti pensare che la sua oasi protetta è stata la prima a ottenere la qualifica aggiuntiva di “geoparco” e a creare una biblioteca digitalizzata per la consultazione di testi scientifici, composta da ben ventimila volumi. Ma i dati non bastano a descrivere la magnificenza di questo storico sito UNESCO, entrato a far parte delle Riserve della Biosfera sin dal 1997.

E allora, proviamo a immaginarlo attraverso le parole del Direttore Romano di Gregorio. «Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni abbraccia un’area vastissima, che va dalla costa tirrenica alla pianura del Vallo di Diano, passando per il Massiccio del Cervati (la vetta più alta della Campania) e la Catena degli Alburni. Osservandolo sulla cartina geografica, balza subito agli occhi la forte antropizzazione del territorio, punteggiato da 80 comuni e piccoli borghi che rappresentano la roccaforte della celebre Dieta Mediterranea. Questo regime alimentare con effetti straordinari sulla salute umana, infatti, fu studiato per la prima volta dal medico nutrizionista Ancel Keys nel 1945, durante un lungo periodo di permanenza a Pioppi, frazione del comune cilentano di Pollica i cui abitanti hanno sempre adottato uno stile di vita salutare, a stretto contatto con la natura». Una natura ricca, generosa e bella da mozzare il fiato, «non solo nella parte costiera che va da Paestum fino a Satri, dove abbondano le piante tipiche della macchia mediterranea come i pini d’Aleppo, ma anche nella parte interna, caratterizzata da faggete appenniniche, tassi, abeti bianchi e oltre 2300 specie botaniche censite».

A completare il quadro, una fauna così ampia e diversificata da lasciare traccia in ogni angolo del parco. «Fra gli esemplari più diffusi troviamo i lupi -in lieve aumento da qualche anno a questa parte-, le lontre, le trote e i merli acquaioli. Quanto agli insetti, stiamo portando avanti un progetto di biomonitoraggio degli impollinatori per stimare il livello di inquinamento dovuto all’utilizzo di pesticidi. Questi piccoli animali, infatti, sono degli indicatori ecologici estremamente affidabili». Senza parlare delle aree marine protette: «Ne abbiamo due: Santa Maria di Castellabate, che qualcuno ricorderà come il set del film Benvenuti al Sud, e Costa Infreschi, uno scrigno incastonato fra Marina di Camerota e Scario. La prima sorge nei pressi di un antico centro abitato greco-romano, i cui resti -una villa e una vasca per l’allevamento delle murene- sono ancora visibili nelle acque di Licosa (oggi densamente popolate dalla triglia rossa, Prodotto Agroalimentare Tradizionale dal 2017); la seconda, invece, offre uno spettacolo incredibile, con le sue numerose grotte e sorgenti d’acqua sottomarine. Un habitat ideale per i coralli -paragonabili a quelli delle scogliere tropicali- e una meta ambìta per gli appassionati di immersioni provenienti da tutto il mondo».

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