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Parco Nazionale dei Monti Sibillini

«Un’area protetta è molte cose: natura anzitutto, ma anche territorio ricco di paesi e comunità, culture ed economie». Inizia così la nostra conversazione con Andrea Spaterna, prorettore dell’Università di Camerino e Presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a cui abbiamo chiesto di raccontarci le caratteristiche della riserva. «Qui sono i monti Sibillini a far la differenza, nel bene e nel male. Nel bene, perché rendono questi 70.000 ettari di terre tra Umbria e Marche un luogo straordinariamente suggestivo, ricco di fascino antico, paesaggi e biodiversità. Nel male, perché il suolo ogni tanto “si muove” e gli strascichi del sisma del 2016 sono ancora ben presenti. Ma qui vive gente resistente che, nonostante tutto, ha deciso di non mollare».

E il parco contribuisce attivamente all’opera di rigenerazione. «La chiave sta nel dialogo costante con le varie realtà amministrative e associative del luogo. Ciò ha portato, ad esempio, ad ottenere importanti finanziamenti da parte del Ministero dell’Ambiente per progetti di adattamento ai cambiamenti climatici: la filosofia green è ormai una necessità e l’ente se ne fa portavoce». Fra i suoi obiettivi, mobilità dolce e piste ciclabili per promuovere sempre più un turismo responsabile, in linea con le priorità di un territorio pieno di risorse, ma altrettanto fragile, che va supportato, sostenuto e salvaguardato. «Non a caso, abbiamo anche aderito alla Carta Europea del Turismo Sostenibile, rinnovata per il quinquennio 2019 – 2023».

Tornando ai Sibillini, «protagonisti dell’oasi protetta sono i suoi abitanti, umani e non. Della resilienza dei primi abbiamo parlato, di tutto il resto c’è un mondo da scoprire che studiamo e monitoriamo quotidianamente attraverso progetti di ricerca. Qui, e solo qui, nel lago di Pilato, vive il Chirocefalo del Marchesoni, un minuscolo crostaceo; sopra le montagne volteggiano le aquile; tra le pietre delle radure si nasconde la vipera dell’Orsini; sui profili delle vette si stagliano le sagome dei camosci appenninici; tra le faggete s’inseguono gruppi di lupi, mentre il bramito dei cervi segnala le lotte per l’accoppiamento; lungo i torrenti la trota mediterranea testimonia la qualità delle acque».

La piana di Castelluccio, con la sua fioritura stagionale, regala le famose lenticchie, ma tutto il territorio dei Sibillini è ricco di produzioni agropastorali che meritano di essere conosciute: da qui nasce il menu della Sibilla, un itinerario gastronomico che valorizza l’incontro tra produttori e ristoratori locali. «Tra le nuove proposte, oltre ad una sentieristica quasi totalmente fruibile e la piena accessibilità del circuito del Grande Anello dei Sibillini, anche i forest bathing -letteralmente, “bagni di foreste” – esperienze di immersione nei boschi che garantiscono grandi benefici psicofisici grazie alla possibilità di respirare particolari sostanze emesse dalle piante».

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