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Latte di mandorla: la produzione intensiva può essere dannosa per le api?

 

Se i semi coi quali è prodotto provengono da un’agricoltura spregiudicata, la grande diffusione del latte di mandorla può rappresentare una minaccia per le api, già colpite dai pesticidi e dai cambiamenti climatici. In particolare, infatti, quando la mandorlicoltura monopolizza il panorama agricolo ed eccede nell’uso di agrofarmaci costituisce un danno notevole per questi insetti, come accade in California. A questa conclusione sono arrivate alcune ricerche, supportate dall’evidenza dei fatti in questo Stato degli Usa, primo produttore mondiale di mandorle, la cui richiesta è aumentata fortemente negli ultimi anni per la produzione di bevande vegetali e non solo. Ma come si spiega questo rapporto di causa-effetto e quali possono essere le soluzioni per evitare la scomparsa degli impollinatori per eccellenza? Dopo aver approfondito la crisi del miele e delle api, cercheremo di saperne di più su un tema che fa discutere sia in relazione ai danni ecologici quanto per quelli economici, legati al ruolo fondamentale di questi insetti per l’agricoltura.

La produzione intensiva di mandorle può mettere in pericolo le api

Il “latte” di mandorla – o più correttamente bevanda vegetale di mandorla, in quanto per legge possono essere chiamati “latti” solo quelli di origine animale – da alcuni anni sta riscuotendo un successo notevole. Negli Stati Uniti il suo consumo è cresciuto del 250% negli ultimi sei anni, con un indotto pari a 1,2 miliardi di dollari annui. Questo prodotto, infatti, rientra a pieno titolo in due filoni commerciali in grande ascesa, ovvero il trend dei cibi salutistici e quello dei drink alternativi al latte. Le sue caratteristiche nutrizionali, inoltre, lo rendono probabilmente il più completo fra questi, dato il contenuto di fibre, magnesio, zinco, ferro, calcio, fosforo, potassio e vitamina E – come abbiamo visto occupandoci delle proprietà delle mandorle – abbinato a un basso indice calorico, a un’alta digeribilità e a una lunga conservabilità.

LookerStudio/shutterstock.com

Dietro ai pregi alimentari e all’aumento delle vendite, però, si potrebbe celare un impatto ambientale gravoso e poco conosciuto alla gran parte dei consumatori, che, seppure indirettamente, andrebbe a colpire soprattutto le api. Questi insetti impollinatori, necessari per la produzione agricola, sono peraltro già pesantemente minacciati. Come denuncia il WWF, dagli anni Novanta a oggi l’Europa ha perso più del 70% degli insetti volatori, molti dei quali impegnati nell’impollinazione, fondamentale sia per gli ecosistemi sia in ottica economica. A livello globale, il 40% delle api rischierebbe l’estinzione a causa dell’utilizzo eccessivo di agrofarmaci, dei cambiamenti climatici, dello sfruttamento del suolo e del depauperamento delle aree campestri e agricole. Ma in che modo la coltivazione intensiva di mandorle sarebbe implicata nella crisi delle api?

Latte di mandorla e api: cosa succede in California?

Una recente inchiesta di The Guardian ha denunciato la situazione in California – ai vertici della produzione mondiale di mandorle e della bevanda da esse ricavata – e dove questa industria starebbe causando una grande moria di api, impiegate per impollinare i mandorleti. Nella scorso inverno sarebbero morti 50 miliardi di esemplari, ovvero circa un terzo dell’intera popolazione di api allevate a scopi commerciali negli Usa. I mandorleti della Central Valley californiana coprono una superficie enorme, di oltre 400.000 ettari, con centinaia di migliaia di piante da impollinare. Questo spinge gli apicoltori a ridurre la produzione di miele, per affittare le loro colonie di api ai proprietari delle piantagioni di mandorli, con gli agricoltori che arrivano a pagare fino a 200 dollari per alveare.

mandorle api

Jeff Smith – Perspectives/shutterstock.com

L’indagine del Guardian evidenzia che la morte delle api si deve soprattutto all’impiego irresponsabile dei pesticidi nelle grandi coltivazioni di mandorle, e in particolare sarebbero i preparati a base di glifosato a debilitare le api fino a ucciderle. Ad aggiungersi a tale aspetto, però, è una caratteristica agronomica di questa pianta a nuocere agli insetti: l’impollinazione dei mandorli – la cui fioritura è tra le più precoci, nei climi miti avviene tra gennaio e febbraio – risulta particolarmente estenuante. Infatti, oltre ad anticipare di 1-2 mesi la fine del riposo invernale delle api, alterandone il bioritmo, necessita di un maggiore impegno di manutenzione rispetto all’impollinazione di altre essenze. Come se non bastasse, l’eccezionale concentrazione di miliardi di insetti in spazi relativamente ristretti favorisce il diffondersi di epidemie tra questi.

Mandorle e crisi delle api: le ricerche mettono in luce le conseguenze dell’eccesso di pesticidi in California

Questo rapporto è stato analizzato scientificamente, e in particolare una ricerca del 2019, apparsa su Insects, si è concentrata sugli effetti dell’utilizzo degli agrofarmaci nei mandorleti californiani. Sono stati presi in esame tre insetticidi (clorantraniliprolo, diflubenzuron e metossifenozide) e tre fungicidi (propiconazolo, iprodione e una miscela di boscalid-piraclostrobina), applicati da soli o in combinazioni insetticida-fungicida, valutandone l’impatto sullo sviluppo larvale. In sintesi, l’esposizione agli insetticidi applicati durante la fioritura delle mandorle ha il potenziale di danneggiare le api mellifere, e questo effetto può, in alcuni casi, essere più dannoso quando questi prodotti sono applicati in combinazione con i fungicidi. Lo studio ha quindi dimostrato i rischi per le api dovuti ai pesticidi utilizzati nei mandorleti durante la fioritura, che potrebbero spiegare la moria osservate dagli apicoltori in queste coltivazioni. I risultati, perdipiù, dimostrano come i prodotti che inizialmente sembrano essere sicuri per le api mellifere possono rivelarsi tossici per gli adulti e per le larve delle operaie, quando sul campo si combinano con altre sostanze.

Un’altra ricerca del 2019, pubblicata su Food Policy, ha approfondito i risvolti economici dovuti alla salute delle popolazioni di questi insetti in California. Quando le colonie si sono rivelate deboli e provate, l’impollinazione e gli introiti degli agricoltori ne hanno risentito notevolmente. Un aumento del 10% del tasso di mortalità invernale porterebbe a una diminuzione media del 16% dei ricavi totali derivanti dall’impollinazione delle mandorle, una perdita complessiva considerevole dato che questa attività è una fonte primaria delle entrate degli apicoltori statunitensi. Questa pubblicazione ha evidenziato la necessità di ulteriori conoscenze sull’impatto economico totale della diminuzione degli impollinatori, soprattutto in considerazione delle politiche attuate a livello globale con l’obiettivo di proteggere questi insetti – tra le quali di riflesso la strategia europea Farm to Fork – e sostenere l’apicoltura.

mandorlicoltura

RozenskiP/shutterstock.com

Le iniziative per difendere le api, tra agricoltura responsabile e marchi etici

Da tempo la situazione appena descritta ha spinto a intraprendere iniziative per salvaguardare le api, partendo da programmi agronomici a basso uso di pesticidi. Anche la protezione della biodiversità agricola è molto utile, in quanto permette alle api di impollinare più vegetali e accusare meno lo stress legato a una monocultura dalla fioritura precoce. Ad esempio, l’impianto di Phacelia tenacetifolia, detta non a caso “pianta delle api”, genera alte quantità di polline e nettare, garantendo a questi insetti il nutrimento anche nei periodi con meno fioriture. In questo senso, le buone pratiche agricole hanno permesso di creare il marchio Bee-friendly per le bevande a base di mandorle che rispettano le api, con un buon successo tra i consumatori statunitensi.

L’associazione Almond Board of California, che rappresenta i principali produttori di mandorle dello Stato, ha sottolineato inoltre il suo impegno per proteggere le api e la loro salute, anche per comprendere e valutare tutte le principali cause della moria degli insetti. A questo proposito, nel 2014 sono state stilate le Honey Bee Best Management Practices, una sorta di vademecum che indica a tutti i soggetti coinvolti le scelte per rendere i mandorleti sicuri e accoglienti per le api. L’agricoltura responsabile, pertanto, è sempre più centrale per la filiera delle mandorle in California, anche rispetto all’efficienza idrica e a tutti i temi finalizzati alla sostenibilità produttiva e alla sicurezza alimentare.

La mandorlicoltura in Italia

Al di là della schiacciante leadership californiana, che oggi copre l’80% del mercato mondiale, l’Italiaguidata da Sicilia e Pugliaresta un buon produttore di mandorle, per un settore sostenuto dal successo della bevanda vegetale, come dai tanti usi di questi semi oleosi. Dal 2013 al 2020 nel nostro Paese si è registrato un aumento produttivo: da 75.300 tonnellate (con 54.400 ettari coltivati) a 84.600 tonnellate (con 55.500 ettari), in base ai dati Istat. Dal 1970 al 2012, invece, si era passati da 230.000 a 90.000 tonnellate, con un netto calo degli ettari, scesi da 296.000 a 68.500. Al momento, tuttavia, la produzione nazionale copre solo il 2% del fabbisogno italiano: il nostro Paese ha detenuto a lungo il primato mondiale nella produzione, che nel tempo però è sfumato. Questo scenario, ad ogni modo, lascia grande spazio agli agricoltori in cerca di alternative con possibilità di crescita rispetto alle coltivazioni più diffuse.

 

Con una logica simile a quanto avviene nell’olivicoltura, la coltivazione oggi si distingue fra:

  • tradizionale, che ancora prevale in Italia e rappresenta un’evoluzione di quella degli antichi mandorleti;
  • superintensiva, praticata soprattutto in California e in Spagna, con densità per ettaro fino a 1.700-3.000 piante, una tecnica congeniale alla meccanizzazione degli impianti e alla massima efficienza. Questo modello, ad ogni modo, non è vincolato all’abuso di pesticidi ed è sbagliato ritenerlo negativo a priori.

Per un consumo consapevole

mandorle

Krasula/shutterstock.com

Alla luce di quanto evidenziato, come sempre a guidarci dovrebbe essere un consumo consapevole riguardo all’origine dei prodotti, anche per non vanificare le buone intenzioni che portano a fare determinate scelte di acquisto rispetto ad altre. Come abbiamo già visto nei nostri approfondimenti, la responsabilità di determinati effetti collaterali è da attribuirsi alle produzioni che non considerano le conseguenze di carattere ambientale. Invece, sarebbe sbagliato additare indistintamente i prodotti di origine vegetale, ai quali vanno riconosciuti indubbi pregi, in particolare riguardo alla sostituzione delle proteine di origine animali all’interno di una dieta bilanciata, o come soluzioni per chi soffre di intolleranze alimentari, e ancora per l’impatto ecologico ridotto, dovuto appunto all’assenza di allevamento animale a monte.

Pertanto, meglio preferire le produzioni sostenibili, scegliendo mandorle e latte di mandorla biologici, o comunque prodotti nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità. Inoltre, se negli Stati Uniti il progetto Bee Better ha istituito una vera e propria certificazione, in Italia Slow Food ha lanciato l’iniziativa “Salviamo api e agricoltori!” per la sensibilizzazione sul tema a livello europeo, con contenuti in parte già recepiti dalla strategia Farm to Fork.

Avevate sentito parlare del legame tra una mandorlicoltura intensiva e moria delle api?

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