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La ristorazione collettiva è parte della cultura italiana del cibo

“L’istituzione della Giornata della Ristorazione è un risultato importante per tutto il settore. A Fipe-Confcommercio va riconosciuto il merito di aver portato avanti un percorso che dà forza al valore economico, sociale e culturale della ristorazione nella vita del Paese. Questa giornata richiama giustamente il valore dell’accoglienza, della convivialità e dell’esperienza della tavola. Ma la cultura italiana del cibo vive anche nei luoghi in cui ogni giorno milioni di persone studiano, lavorano, si curano e vengono assistite. La ristorazione collettiva è una componente fondamentale, spesso meno visibile, di questo sistema”. E’ quanto ha detto ieri Massimo Piacenti, presidente di Anir Confindustria.

“Nelle scuole, negli ospedali, nelle Rsa, nelle università, nelle aziende e nelle comunità – aggiunge – il pasto non è un consumo occasionale. È un servizio organizzato, controllato, continuativo. Tiene insieme sicurezza alimentare, competenze professionali, filiere, logistica, sostenibilità e attenzione ai bisogni delle persone. È qui che il cibo diventa servizio pubblico”. Secondo elaborazioni Anir Confindustria su base dati Istat, nel perimetro ampio della ristorazione collettiva e organizzata operano quasi 3.900 imprese, con oltre 125mila addetti e un valore della produzione stimabile in circa 6,9 miliardi di euro.

“Il cibo pubblico non è un pasto qualsiasi: incide sulla salute, sull’educazione alimentare, sull’inclusione e sulla tenuta dei servizi essenziali. Per questo la qualità non può essere solo dichiarata. Deve essere progettata, misurata, controllata e garantita ogni giorno”, sottolinea il presidente di Anir Confindustria.

Per Piacenti, riconoscere la ristorazione collettiva significa anche allargare lo sguardo sulla grande ristorazione italiana che comprende anche quelli dell’affidamento, dove bambini, pazienti, lavoratori e persone fragili ricevono quotidianamente un servizio indispensabile. “Quando un Paese parla della propria cultura alimentare – dice – deve guardare anche a ciò che accade nelle mense scolastiche, nei reparti ospedalieri, nei luoghi di lavoro e nelle comunità. In quei contesti il cibo incontra diritti, bisogni, fragilità e organizzazione sociale. È una responsabilità pubblica che merita pieno riconoscimento”.

Temi che saranno al centro di Immense 2026, l’appuntamento promosso da Anir Confindustria il 15 settembre all’Ara Pacis di Roma, con cui “vogliamo portare nel confronto nazionale il valore di un settore che produce ogni giorno qualità, lavoro e coesione”, afferma Piacenti richiamando infine le condizioni necessarie per garantire continuità e standard elevati: contratti sostenibili, corretta applicazione del miglior rapporto qualità-prezzo, revisione prezzi, formazione, controlli efficaci e capacità amministrativa nella gestione delle gare.

“La ristorazione collettiva è un settore ad alta intensità di manodopera e ad alta responsabilità sociale. Se il Paese chiede sicurezza, sostenibilità e qualità, deve mettere le imprese nelle condizioni di garantirle. Il futuro del cibo pubblico dipende da regole coerenti, competenze riconosciute e contratti capaci di reggere nel tempo”, conclude Piacenti.

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Gambero Rosso

Scritto da Gambero Rosso

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