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Federvini. Intervista alla neo presidente Micaela Pallini

Sostegno al Made in Italy, un piano per la ripartenza sui mercati esteri, interventi fiscali nel settore spirits, più fondi per la promozione, meno burocrazia, norme chiare sui vini dealcolati. Micaela Pallini (presidente e amministratore delegato dell’omonima azienda di famiglia, la Pallini spa), ha impiegato pochissimo tempo per indossare i delicati panni di presidente della Federvini, presentando un programma ad ampio raggio.

Federvini

L’associazione aderente a Confindustria, che Sandro Boscaini ha guidato con impegno e dedizione dal 2014, ha deciso di affidarsi per la prima volta nella sua lunga storia (nacque nel 1917) a una figura femminile, che avrà il compito di portare nuovi stimoli in un periodo cruciale, legato alla ripresa economica, alla luce di una campagna vaccinale anti-Covid finalmente a buoni ritmi. E se la sua nomina ai vertici è frutto solo di un “normale ricambio generazionale”, come sottolinea la stessa Pallini, i punti del mandato presidenziale sono diversi e qualificati: dalle riforme all’export, dall’etichettatura alla cultura del bere, fino alle infrastrutture digitali.

Parola d’ordine: ripartenza

In questo 2021, la parola d’ordine è ripartenza, come ha fatto notare la federazione nel corso del webinar “Un brindisi al futuro”, annunciando che le previsioni parlano di “timidi segnali” di ripresa, dopo un 2020 in cui le vendite di spiriti e vini, attraverso l’Horeca, hanno registrato in Italia minori ricavi per circa un 1,25 miliardi (fonte TradeLab), con esportazioni diminuite in valore di 261 milioni di euro (fonte Istat), per una perdita complessiva di circa 1,5 miliardi di euro. Andamento compensato in misura minima dalle vendite attraverso altri canali, ricorda la Federvini, attraverso la sua presidente che, in questa intervista al settimanale Tre Bicchieri, riflette sulle sfide che attendono l’Italia vinicola nell’immediato futuro.

micaela pallini

Presidente Pallini, le imprese italiane del vino aspettano la ripartenza. Come?

Non abbiamo una ricetta magica o segreta, tuttavia la ripresa del mercato nazionale deve passare da due capisaldi: l’Horeca e il turismo o, se vogliamo condensare in una parola, dall’ospitalità.

In che tempi?

Sui tempi della ripresa e sul ritorno alla normalità lo scenario è più complesso. È difficile pensare che tutto tornerà come prima, perché abbiamo dovuto cambiare i nostri stili di vita: le aziende stanno studiando intensamente i cambi, proprio per adattarsi, ad esempio, a nuove modalità di vendita, come l’on-line, nuove offerte di prodotto, nuovi abbinamenti con la ristorazione per il delivery. Certamente, se tutto proseguirà bene anche dopo l’estate, potremmo con le festività di fine anno verificare le ulteriori condizioni di “ritorno alla normalità”.

La campagna 2021 del vino, probabilmente, avrà bisogno di azioni straordinarie. Qual è la ricetta di Federvini per un settore ferito dal Covid? La distillazione?

Tutto ciò che influisca direttamente sulla ripresa del mercato deve venire prima della distruzione della produzione. La distillazione resta, quindi, l’ultima opzione, fermo restando che se qualche ambito territoriale o qualche denominazione ne ha bisogno, rimane certamente uno strumento da considerare.

Che ruolo dovranno avere promozione e stoccaggio?

Molto più importanti la promozione e lo stoccaggio. La prima è indispensabile: deve essere una programmazione dedicata al Paese, alle sue ricchezze (artistiche, ambientali, agroalimentari), di ampio respiro, pluriennale e continua, su tutti i principali mercati di sbocco. Le aziende, le Regioni, i Consorzi, i raggruppamenti di aziende faranno poi le ulteriori azioni di promozione, in una cornice di attenzione del consumatore e degli stakeholder locali già sollecitata.

E la seconda?

Lo stoccaggio ha mostrato di raccogliere molto interesse, perché è una misura che consente di diluire l’uscita del prodotto, di far pervenire della liquidità alle aziende, di consentire ai produttori di meglio sostenere anche il rallentamento della domanda causata dalla pandemia e dalla chiusura della ristorazione.

Per gli spiriti il 2020 è stato molto duro. Come sono andati i primi mesi 2021 e cosa si prevede per il comparto in termini di chiusura d’anno?

L’impatto sul settore spirits è stato decisamente drammatico, essendo l’Horeca il canale di sbocco privilegiato. Secondo le proiezioni di Tradelab, il 2021 si chiuderà con una flessione pari a – 41%. I primi mesi di quest’anno sono stati in netta perdita, le riaperture di poche settimane ci fanno sperare ma dovremo abituarci a diverse modalità di consumo, anche perché non sappiamo quando e se torneremo alla convivialità, come eravamo abituati a viverla prima.

Parliamo di vini de alcolati. Perché ritiene che il segmento possa rappresentare un’occasione di sviluppo per il settore vitivinicolo italiano?

È chiaro che in un Paese produttore di vino come l’Italia, leader mondiale e di tradizione millenaria, è comprensibile che questi temi portino subito a sentire mille voci che commentano. Nello stesso tempo, proprio perché siamo un grande Paese produttore, dobbiamo considerare anche le richieste che vengono dai Paesi consumatori. Noi dobbiamo esportare, dobbiamo trovare sbocchi alla nostra produzione. E, quindi, normare questi prodotti nella disciplina vitivinicola è quanto di più naturale si possa immaginare.

Come li dovremo chiamare, a suo avviso? E cosa ne sarà di Doc e Igt?

Questione diversa è la presentazione dei prodotti e in particolare l’impiego della denominazione vino. Qui, il dibattito ha messo in luce talune vive preoccupazioni, con la richiesta di ammetterlo solo in alcuni casi limitati, preferendo indicare al consumatore che si tratta di prodotto ben diverso dal vino. E, in ogni caso, i vini a Denominazione di origine o con Indicazioni geografiche devono essere mantenuti fuori da queste evoluzioni normative.

Parliamo di dazi e Stati Uniti. Cosa ci dobbiamo attendere e quali mosse istituzionali vanno fatte per conservare il posizionamento italiano?

Fino all’11 luglio, sono stati sospesi i dazi al 25% che da ottobre 2019 colpivano i liquori italiani importati in Usa. Il dialogo tra l’Unione europea e il governo americano si è riattivato. La recente apertura sull’intenzione di risolvere, da un lato, la disputa Boeing Airbus e, dall’altra, il dossier alluminio-acciaio, lascia ben sperare. Il nostro settore è stato coinvolto ingiustamente in querelle ad esso estranee e ha subito una perdita di circa il 20% in valore nel 2020. Il Governo italiano deve continuare a far sentire la sua voce e attivarsi energicamente a livello diplomatico.

E in materia di Brexit?

La Brexit è un altro dossier complesso, in un mercato altrettanto strategico per i nostri settori. Si sono complicate le operazioni doganali e dal 2022 dovremo adeguarci a nuovi requisiti di etichettatura: l’anno prossimo potremo fare un bilancio, ma già nei primi mesi abbiamo registrato difficoltà negli scambi.

La Federvini per la prima volta ha una donna alla guida. Ritiene siano ancora poche quelle ai vertici del vino italiano?

Non sono affatto poche, anzi sono moltissime le aziende guidate da donne: e tanto per citare un esempio, nel settore dell’enoturismo, Donatella Cinelli Colombini da tantissimi anni oltre che produttrice di vino è anche una riferimento indiscusso per le sue competenze. Non solo, ma anche nel settore degli spirits e degli aceti, molte aziende sono solidamente gestite da imprenditrici.

a cura di Gianluca Atzeni

 

Questo articolo è tratto dal settimanale Tre Bicchieri del 20 maggio 2021 – Gambero Rosso  in cui ci sono anche le richieste della Federvini alle istituzioni, un profilo della nuova presidente Micaela Pallini, un commento del Ministro per il Turismo Massimo Garavaglia, di Sandro Boscaini, (ex presidente di Federvini) e di Albiera Antinori, (presidente Gruppo vino di Federvini)

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