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Cucinare Stanca: dalla pagina Instagram al libro di ricette per incapacy. Intervista a Sofia Fabiani

Come stai? “Male”. Non poteva che cominciare così l’intervista a Sofia Fabiani aka Cucinare Stanca, la pagina Instagram che in poco meno di otto mesi – “per l’esattezza l’ho aperta il 15 ottobre” – ha raggiunto i 63mila follower. “L’ho dovuta aprire perché stavo ammorbando tutti gli amici nella mia pagina personale”, spiega Sofia.

Chi è Sofia Fabiani (Cucinare Stanca)

Cucinare Stanca è un contenitore fruibile sia da chi è interessato alla cucina, sia chi da chi è sensibile ad alcune tematiche sociali, “il tutto con un taglio che mi rappresenta appieno. Con questa pagina Instagram ho solo dato un megafono alla mia voce”. Nessun artefatto, nessuna pianificazione editoriale, né forzatura. “Non recito alcun ruolo, io sono così e basta”, rincara la dose Sofia, che a suon di “incapacy” e prese per i fondelli s’è fatta comunque amare dalla rete, o almeno dai suoi migliaia di follower. La storia – culinaria – di Sofia inizia nel 2016 a seguito di un episodio traumatico, “all’epoca frequentavo giurisprudenza ma avevo grandi problemi di concentrazione, così mi hanno consigliato di fare un lavoro pratico, manuale. Ho dunque deciso di seguire la mia passione: la pasticceria. Pensate che la mia prima torta l’ho fatta a dodici anni, era una ricetta di Suor Germana a base di cioccolato bianco, ai limiti dello stucchevole”. Una volta andata via da Roma, la sua città natale, ha iniziato uno stage in una pasticceria di Monza, “il mio talento veniva riconosciuto, anche senza alcun titolo, ma ho voluto comunque iscrivermi a Cast Alimenti”.

Cucinare Stanca - gli strumenti

È qui che incontra Iginio Massari

“Massari mi ha insegnato a morire”, scherza ma non troppo. “È uno degli insegnanti più schietti che io abbia mai avuto. È lui che di fatto ha codificato la pasticceria fissando un metodo, rendendola una scienza. Ed è sempre lui che mi ha fatto capire quanto sia necessario, per fare la pasticcera, lo spirito di abnegazione: è un mestiere che prevede sedici ore di lavoro al dì e, se ti va bene, un giorno libero a settimana. C’è una grande carenza a livello di diritti dei lavoratori, parliamoci chiaro”. Ciononostante Sofia continua il percorso, prima a Roma da Bompiani con Walter Musco“da Bompiani devo dire che i ritmi sono decisamente più umani rispetto alla norma” – poi tornando di nuovo al Nord in una pasticceria di Seregno. “Ed è stata la volta che mi sono resa conto che quella della pasticceria non fosse la mia strada. Troppe rinunce, troppo totalizzante”.

Cucinare stanca - il cornetto

La pagina Instagram Cucinare Stanca

Una volta ritornata a Roma stravolge, ancora una volta, la sua vita. “Vengo da una famiglia dove non puoi non lavorare! Mio papà, ingegnere con una società di consulenza ambientale, mi ha subito incastrato facendomi fare la segretaria. Il problema è che poi mi ha cominciato a piacere: sono curiosa e mi appassiono alle cose”. E checché ne dica è anche fin troppo precisina, e non contenta ha rifatto la maturità di perito chimico “appropriandosi” alla fine della società, con l’approvazione del padre, s’intende. Veniamo così al fatidico 15 ottobre, data in cui ha inaugurato la pagina Instagram Cucinare Stanca: “È una pagina di cucina e di valutazioni personali. La gente è iper stimolata sotto questo punto di vista, e ha modelli decisamente poco realistici del lavoro in cucina. Parlando con i miei follower, quasi tutti pensano che il lavoro di pasticcere o di chef sia una cosa molto romantica. Non è così, è quanto di più vicino ci sia al lavoro di operaio”, mette in guardia l’influencer (ci passi il termine). “Quando mi domandano se vale la pena frequentare un corso per iniziare, consiglio sempre di cominciare con uno stage per comprendere cosa significhi lavorare in una cucina”.

Cucinare Stanca - Pan di Spagna

Se ne sentiva il bisogno? Sì, se ne sentiva il bisogno

Al di là delle ricette che trovate nel suo account, decisamente ben fatte, quel che ne ha sancito il successo è l’attitudine alla “Cencio la Parolaccia” – sì ci ha fatto ricordare questo storico ristorante romano dove i clienti sono ben felici di farsi insultare a suon di stornelli – “Uso un tono che rispecchia fedelmente l’ambiente della cucina, tratto tutti come miei stagisti. Anche se auspico un cambiamento di rotta nelle cucine”. Un atteggiamento evidentemente vincente che le consente pure di trattare tematiche “scomode”. Ultima, in ordine temporale, quella a favore del ddl Zan spiegata alla perfezione con una infografica che recita così: “Temperature di cottura in forno: Crostata 165/175 °; Pan di Spagna 160/170°; Plum Cake 185/160° dopo i primi 10 minuti; Meringhe 120/130°. Se volete cuocere nel forno i vostri figli gay invece, dovete bruciare. Ma voi stessi. Nell’inferno che è la vostra mediocrità”. Diretta, giusta, senza giri di parole e irriverente quanto basta.

Il libro di Cucinare Stanca

Una modalità di comunicare, la sua, che ha colpito anche Marco Bolasco“ci siamo conosciuti grazie alla giornalista gastronomica Sara Porro” – direttore della Non-fiction di Giunti Editore, il quale le ha proposto di fare un libro. “Senza spoilerare troppo, il libro sarà una sorta di gioco dell’oca accessibile a tutti, dove puoi procedere con i livelli solo se sai fare le ricette base. Sai fare la besciamella? Allora vai alla pagina venti, se invece non la sai fare torna alla pagina 4. Le foto sono della mia compagna Ilaria Muri, ovvero colei che mi disturba quotidianamente e che mi aiuta a organizzare i set e li fotografa”. Chiaramente nel libro non poteva mancare la parte di “didattica a distanza” – che ha fatto breccia nei follower della prima ora durante i mesi di lockdown – e quella ironica, “così le persone imparano in modo leggero: non scordiamoci mai che non siamo cardiochirurghi”. No, non scordiamocelo mai.    

www.instagram.com/cucinare_stanca/ – Il libro (il titolo è ancora top secret) uscirà a inizio ottobre 2021

a cura di Annalisa Zordan

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