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Per me una cacio e pepe, grazie! Dove mangiarne una buona a Roma (secondo noi)

 

Parlare di pasta cacio e pepe significa scomodare uno dei capisaldi della tradizione romana. Chiamata più confidenzialmente “la cacio e pepe”, è infatti tra le specialità più amate della cucina capitolina e, in generale, di quella laziale. Un piatto dalle origini povere, nato grazie ai pastori e al loro saper fare di necessità virtù e ormai da anni vera e propria istituzione. In questo articolo vi proponiamo sette locali dove mangiare “la cacio e pepe” a Roma: una selezione basata sulla nostra esperienza, consci del fatto che, nella vastissima offerta culinaria della città eterna, ve ne sono tanti altri degni di nota.   

Cacio e pepe, caposaldo della tradizione romana 

Una crema bianca e irregolarmente punteggiata da grani neri, densa e dal sapore intenso, con l’impronta decisa del pecorino appena stemperata e arricchita dalla nota aromatica del pepe: ecco come si presenta “la cacio e pepe”. Insieme alla carbonara, alla gricia e all’amatriciana, uno dei primi piatti storici della cucina laziale. Motivo per cui ogni turista buongustaio in visita a Roma non dovrebbe farsi scappare l’occasione di provarli. La cacio e pepe, tra tutte, è la più semplice a livello di ingredienti: bastano infatti il pepe nero, meglio se in grani, il pecorino (possibilmente un buon Pecorino Romano DOP), il sale e la pasta, ovviamente. In genere si usa quella lunga, come il classico tonnarello, gli spaghetti, i bucatini, sempre per restare nel solco della tradizione romana, oppure, per chi predilige la corta, i rigatoni. Qualunque sia il formato di pasta, l’essenziale è che sia mantecata ad arte col suo semplice ma gustoso condimento. Non è però di come preparare la cacio e pepe perfetta ciò di cui ci vogliamo occupare oggi, quanto offrirvi dei suggerimenti su dove trovarne una valida versione a Roma.

La cacio e pepe a Roma: 7 locali da provare 

La “città eterna” brulica letteralmente di trattorie, osterie e ristoranti tipici o sedicenti tali. In certi quartieri la concentrazione è tanto fitta da rendere la scelta davvero difficile. Proviamo di seguito a suggerirvi alcuni locali che ben interpretano la tradizione della cucina romana e, in particolare, il culto della pasta cacio e pepe.

Hostaria Al Boschetto (Via del Boschetto 30, Roma)

© Hostaria Al Boschetto

Il nostro viaggio tra osterie e locali storici della capitale inizia dal Rione Monti. Nella fitta rete di strade che si articola qui, tra Viminale e Quirinale, troviamo l’Hostaria Al Boschetto: locale improntato su una proposta di piatti della tradizione romana e, in stagione, su specialità a base di funghi porcini e tartufi. L’ambiente è semplice e informale, a immagine e somiglianza dei due titolari, Marco e Claudia, che dal 1997 gestiscono l’attività. Delizioso il cortiletto interno, che garantisce un’atmosfera intima. Nella carta del menu sono ben evidenziate le specialità della casa, tra cui i bombolotti (una pasta corta simile ai rigatoni) alla gricia, i rigatoni alla carbonara o all’amatriciana, oltre ai carciofi alla romana, il baccalà alla romana e la trippa. Tra i piatti forti trova ovviamente spazio la pasta cacio e pepe: in questo caso si tratta dei tonnarelli, una sorta di spaghettoni di pasta all’uovo, tipico della cucina romana, che ben si presta a creare una perfetta amalgama con il condimento. Il gusto pieno e avvolgente e la porzione generosa ne fanno un’esperienza che rende davvero onore al nome di questo piatto. Ottimo anche il rapporto qualità-prezzo.

Ristorante La Carbonara (Piazza Campo de Fiori 23, Roma)

© La Carbonara

Nella vivace cornice di locali che circonda Piazza Campo de’ Fiori, trova spazio il Ristorante La Carbonara. Si tratta di un’attività con alle spalle una storia e una tradizione secolare, quella della famiglia Salomone, che dal 1912 porta orgogliosamente avanti una cucina nel segno della tradizione, arricchita nel tempo da valide proposte alternative. Nel menu trovano quindi spazio grandi classici, quali i saltimbocca alla romana, le costolette d’abbacchio alla scottadito, la cicoria ripassata in padella e l’immancabile carbonara, affiancati da proposte di pesce. In tutto questo non può mancare la cacio e pepe, qui presentata con lo spaghettone Molino Felicetti, scelto per l’ottima tenuta in cottura e per il modo in cui si sposa con la cremosità del condimento: un matrimonio riuscito per un piatto equilibrato sia nelle consistenze, sia nei sapori.

Tonnarello (Via della Paglia 1, Roma)

Ci spostiamo ora a Trastevere, quartiere romano dall’alta densità di locali della tradizione. Uno di questi è senza dubbio Tonnarello, il cui nome è già un inno alla romanità. E la proposta culinaria, del resto, ne è la conferma: carciofi alla giudia, pollo alla romana, coda alla vaccinara e polpette per tutti i gusti, oltre alla famosa pinsa, una delle declinazioni più note e apprezzate della cultura della pizza in Italia. Ma la vera specialità della casa è la pasta, o meglio il tonnarello. Preparato rigorosamente a mano, è lui il protagonista di molti primi piatti, tra cui, ça va sans dire, la cacio e pepe. Servita direttamente nella padella d’acciaio, è appagante già alla vista: il giallo dorato del tonnarello, generoso e consistente, è sormontato e avvolto da una crema densa, da cui fanno capolino i grani neri di pepe. Un piatto che parla schietto e sincero, come la tradizione di cui è espressione e che da Tonnarello gode di ottima salute.  

Taverna Trilussa (Via del Politeama 23, Roma)

Restiamo nel cuore di Trastevere per puntare dritto a un altro locale che trasuda romanità. Si tratta della Taverna Trilussa, in attività dal 1910 e gestita dalla famiglia Pirola. La carta del menu ha una sezione riservata ai fritti della tradizione, tra cui le animelle d’abbacchio pastellate e i supplì con ragù di filetto e Castelmagno. Spazio anche alla focaccia romana e a pietanze tipiche come la trippa, la coda alla vaccinara e le polpette di saltimbocca. Ma a dominare la scena sono i primi: dai premiati Ravioli Mimosa, esclusiva della casa, di cui si custodisce gelosamente la ricetta, ai bucatini all’Amatriciana, che sono valsi, nel 2003, l’attestato di benemerenza del comune di Amatrice al titolare Maurizio Pirola. E la cacio e pepe? Risponde ovviamente presente: la pasta è il tonnarello, fatto in casa e servito anche qui direttamente nella padella d’acciaio, dove sguazza felice tra corpose onde di pecorino e pepe. 

Da Enzo al 29 (Via del Politeama 23, Roma)ù

da enzo

daenzoal29/facebook.com

Per gli amanti del tonnarello cacio e pepe un altro punto di riferimento è il ristorante Da Enzo al 29. Siamo sempre nel quartiere Trastevere, in un locale fedele alla tradizione romana, come dimostra la presenza in menu di piatti classici come la trippa, la coda alla vaccinara, l’abbacchio alla scottadito, i carciofi alla giudia e i fiori di zucca fritti ripieni di mozzarella e alici. Presenti anche tutti i primi della tradizione, tra cui naturalmente la cacio e pepe. Grande attenzione anche alla scelta della pasta con cui proporla, che ricade in questo caso su un tonnarello casalingo prodotto con farina biologica del Mulino Marino macinata a pietra. La porzione è davvero generosa e la crema a base di pecorino romano DOP risulta sapida e avvolgente, impreziosita dai grani di pepe nero del Sarawak macinato rigorosamente al momento di servire il piatto.

Felice (Via Mastro Giorgio 29, Roma)

Altra tappa obbligatoria per i cultori della cacio e pepe è il quartiere Testaccio, dove si trova lo storico ristorante Felice. Il nome è quello del suo fondatore, Felice Trivelloni, che nel 1936 ha avviato questa attività nel cuore di una delle zone più popolari di Roma. Oggi il quartiere si è evoluto, ravvivato da un brulicare di locali che animano le strade a ogni ora, ma Felice resta un punto di riferimento. Soprattutto per i suoi mitici tonnarelli cacio e pepe: porzione abbondante, condita senza parsimonia, e mantecazione al tavolo, direttamente nel piatto, sono i tratti distintivi di una filosofia portata avanti sempre nel segno della tradizione. La gestione, infatti, è sempre familiare e fa capo a Franco Trivelloni, che ha raccolto il testimone del padre fondatore. 

Roma Sparita (Piazza di Santa Cecilia, 24, Roma)

Al contrario di quanto il nome sembra suggerire, in questo locale Roma e la sua tradizione culinaria non spariscono, ma anzi si ravvivano. E lo fanno soprattutto in virtù di una cacio e pepe dalla veste originale. Non tanto per il tipo di pasta, con la scelta che qui ricade sul tagliolino all’uovo, quanto per il modo di servirla, ovvero all’interno di una cialda di parmigiano. Oltre a fungere da nido contenitore, tende a fondersi lentamente a contatto con la pasta e ad amalgamarvisi, aggiungendole un tocco di sapidità inaspettato, che non stona affatto.

La cacio e pepe a Roma è una sorta di religione e non è certo facile selezionare una rosa di locali tra le migliaia presenti in città. Noi abbiamo avuto piacere di proporvi questi, che speriamo abbiano suscitato la vostra curiosità. Ora tocca a voi: avete già una cacio e pepe del cuore a Roma? Quale, invece, tra i posti che vi abbiamo illustrato vi stuzzica di più? 

 

Articolo scritto con il contributo di Elisabetta Pacifici.

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Scritto da redazione

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