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Apre The First Musica a Roma con il ristorante Oliva di Fabio Pecelli e le pizze di Jacopo Mercuro

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Il ritardo, inevitabile, c’è stato: un paio di anni, quelli della pandemia, che hanno suggerito anche un piccolo cambio nel progetto. Ma alla fine anche l’ultimo anello di questa mini catena dell’ospitalità capitolina – firmata dal gruppo The Pavilions Hotels e Resorts – è finalmente concluso. Tre strutture diverse, ognuna con una sua propria identità dedicata a un mondo percettivo, un centinaio di stanze in totale e l’idea di comporre un’offerta modulare, che corteggia interessi e attitudini diverse. Anche nella proposta gastronomica.

the first musica ingresso

L’Urban Resort The First

Il primo, a via del Vantaggio, è dedicato all’arte e ospita il ristorante Acquolina e il roof Terrazza Molinari, il secondo si chiama Dolce e propone cake, biscotti, tarte e altre golosità nella pasticceria Velo, vera boutique del dessert con il party chef  Andrea Cingottini che richiama certi store d’oltralpe, la terza – l’ultima – è dedicata alle 7 note e all’esperienza uditiva, e si chiama The First Musica. L’ultimo nato si sposta dall’altra parte del Tevere per colonizzare un palazzo degli anni ’60 dell’architetto Mario Docci, originale edificio moderno nel contesto ottocentesco del quartiere Prati. Vetro, cemento, acciaio, cristallo e oro definiscono uno spazio di forte impatto visivo, con un restyling firmato dallo studio Marincola Architects, per certi versi straniante rispetto al contesto in cui sorge, ma che offre una vista magnifica sul centro di Roma.

the first oliva ingresso

Aprirà, un’area alla volta, per concludere quell’Urban Resort che richiama certi alberghi diffusi e proiettare verso l’alto il livello della cura per gli ospiti. Con un rapporto di tre a uno tra dipendenti e clienti, che potranno usufruire di spazi e servizi di tutte e tre le strutture pur alloggiando in una sola di esse, come a definire una trama cittadina marchiata The First. Che apre al pubblico, con questo nuova insegna, proprio a partire dalla ristorazione con un doppio outlet d’autore: il ristorante Oliva al quinto piano – 50 posti tra la sala principale e la piccola terrazza coperta che pare un giardino d’inverno – e Alto, al sesto e settimo piano, un roof dominato da un albero di olivo come un bonsai big size.

the first alto bancone

Tutto con un’incredibile e inusuale vista sul Tevere. Entro la fine di giugno, aprono le 24 stanze, ed entro il mese successivo la Spa, con una serie di playlist dedicate in ogni zona dell’albergo. A coordinare il tutto, Andrea La Caita, general manager di Acquolina e socio del gruppo.

fabio pecelli olivo

The First Musica e il ristorante Oliva

Quando gli hanno detto: “facciamo un ristorante solo italianoFabio Pecelli – trentaquattrenne romano cresciuto nelle cucine di grandi (di cui non mancano riflessi in menu): Niko Romito, Andrea Fusco, Riccardo Di Giacinto, passato poi al Pastificio San Lorenzo prima e al Caffè Propaganda poi prima di avventurarsi Pesciolino Fish Bar – è stato entusiasta: “Non mi è mai interessato inventare l’abbinamento del secolo, non vado in cerca del fusion, non ce l’ho comecultura gastronomica e non è nelle mie corde”. Così non c’è voluto molto per capirsi e mettere a fuoco il progetto di Oliva: rileggere il grande ristorante italiano con un linguaggio contemporaneo, a partire dalla cucina passando per un grandissimo servizio di sala, mise en place e tovagliato di impronta classica, secondo una tendenza che sta emergendo con sempre più vigore.

the first foto

Con il riferimento della ristorazione d’alta scuola, quella che fa riferimento a nomi come quelli di Cipriani per intenderci, così da elaborare una proposta chiara, comprensibile, democratica, almeno nei piatti: “un insieme di cose buone” li chiama Pecelli, coadiuvato da una squadra di 15 persone con 3 pasticceri e la possibilità di usufruire dei prodotti degli altri due hotel. L’obiettivo, infatti, non è creare un fine dining che nella famiglia The First già c’è – Acquolina, con il bravo Daniele Lippi – ma definire un format di replicabile, in Italia e all’estero, che racconti in modo moderno il confort food nostrano, con le olive, e l’olio a fare da filo. Anche se non manca qualche classico dello chef, appena riadattato al contesto come il cannolo di baccalà e l’Ovo…misù, o qualche rilettura di piatti capitolini o nuovi classici come nel croccante di coda alla vaccinara o nei Fiori di zucca in pastella, con alici del Cantabrico.

oliva the first fabio Pecelli

Cosa si mangia da Oliva

I piatti della grande tradizione italiana ci sono tutti: il vitello tonnato o la catalana di mazzancolle, la selezione di prosciutti italiani e spagnoli (di Selecta) e la costoletta di vitello alla milanese – per esempio – la classica orecchia d’elefante battuta e panata, e poi il pollo al mattone, emblema di una riscoperta degli animali da cortile: faraona, pollo vercellese, galletto (che verrà servito intero) tutti provenienti da quel dispensatore di bontà che è Orme, mentre le verdure sono di Poggi. La scottona della fiorentina è del gruppo Galli – “stanno facendo un grande lavoro sulle maturazioni” – cotta a 400 gradi nel forno a carboni Pira, lo stesso usato per l’aragosta, che va anche per la linguina. La pasta fresca è della Bottega Gamberoni – per esempio il tortello con siero di bufala con piselli, pancetta o i bottoni di burrata, con cozze, ceci, pomodoro.

pasta oliva the first musica

Poi ci sono altri primi piatti: l’iconico spaghetto all’Oliva, una puttanesca con la pasta cotta in una centrifuga di olive Leccino e Castelvetrano, condica con pomodoro capperi olive, e poi gli Spaghetti Mare Nostrum, “una aglio e olio basic, senza peperoncino, con una sorta di campuflage di polveri che raccontano le eccellenze della costa, dalla Liguria alla Sicilia”: taggiasca, peperone crusco, lattuga di mare, limone, prezzemolo, capperi. Al tavolo viene amalgamata così che il piatto sprigioni colori e aromi con un effetto wow. Il servizio di sala è determinante in questo concept: gueridon, piatti da portata, sporzionamenti e impiattamenti fatti al tavolo, recuperando una sapienza che pareva accantonata per sempre nella ristorazione contemporanea. Invece no: alzatine, centro tavola, pirofile, tavoli di servizio sono alleati indispensabili della proposta Pecelli.

the first oliva

Anche nel finale, con i dolci in collaborazione con Velo, tra cui il Gran Dessert (per 2 persone): “è un piatto molto conviviale, appagante e divertente, che unisce frutta, dolce e piccola pasticceria, arriva al tavolo con il ghiaccio, come i vecchi trionfi di frutta”. con frutta in osmosi, lollypop, croccantini, bombette calde (già sdoganate nella ristorazione), croccantino, finta arachide e fragoline di bosco con panna montata.

Jacopo mercurio alto the first musica

Cosa si mangia da Alto

Salendo si apre un secondo spazio destinato alla ristorazione più easy: al bancone Alessandro Guaschi per una proposta di cocktail che punta sui grandi classici, con una proposta di conseguenza: club sandwich, caesard salad, lobster rolls e tutti i classici del genere “ma fatti bene!” e poi gli immancabili pane burro e alici (del Cantabrico), salmone affumicato con panna acida ed erba cipollina, carpacci e tartare di pesce, burger e via così. Con la scelta di tre tipi di pizza: fritta, classica romana e una special, formate da Jacopo Mercuro di 180 grammi. Il carrello torna per il gelato e le granite serviti con la brioche calda. Per rinfrescarsi nelle calde giornate estive, Alto, al sesto piano, sarà aperto tutti i giorni, da mezzogiorno alle 24, anche se il roof sarà fruibile solo dall’ora dell’aperitivo.

Oliva Ristorante – The First Musica – Roma – lungotevere dei Millini, 27 –  06 4298 4022

a cura di Antonella De Santis

foto di Beatrice Flori 

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Scritto da Gambero Rosso

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